Quando l’archeologia incontra la fotografia. La collezione di John Henry Parker (1806-1884) all’Accademia Americana

pubblicato in: Eventi, Events | 0

Gli archivi fotografici hanno sempre esercitato su di me un grande fascino, soprattutto quando, libera da pressanti esigenze professionali, ho invece la possibilità di ascoltarne la storia da chi se ne prende cura e di concedermi del tempo per esaminarne e studiarne i tesori.

In questi giorni, presso l’archivio fotografico dell’Accademia Americana, sto consultando il fondo dei negativi al collodio di Parker, con lo scopo di scegliere degli esemplari interessanti non solo per il loro contenuto visivo, quanto piuttosto per la singolarità dei materiali impiegati per la loro produzione e della casistica delle alterazioni riscontrate. Questa sarà infatti una delle collezioni fotografiche dell’AAR che presenteremo in occasione della nostra prossima masterclass con Monique Fischer (3-4 Maggio, 2018) che si incentrerà proprio sui negativi fotografici storici, esaminandone le varie tipologie di supporti e di emulsioni esistenti ed affrontandone le diverse problematiche di conservazione.

John Henry Parker a Roma

 
Studioso di architettura gotica ed arte medievale, John Henry Parker, che inizialmente svolse un’attività di librario-editore ad Oxford, pubblicando tra l’altro la serie degli Oxford Pocket Classics ed un glossario di architettura (“A Glossary of Terms used in Grecian, Roman, Italian and Gothic Architecture”, 1836) che ebbe un grande successo tra gli studenti dei colledges oxfordiani, orientò i suoi interessi verso l’archeologia proprio a Roma, durante diversi soggiorni effettuati nel corso della seconda metà dell’Ottocento. Il suo entusiasmo per l’archeologia classica lo condurrà nel 1865 a divenire uno dei soci fondatori della British and American Archaeological Society of Rome, nella quale ebbe per molti anni il ruolo di vice-presidente.

 

The Photographic Archive of the AAR

Il fondo Parker conservato dall’Archivio fotografico dell’AAR comprende 240 magnifiche lastre al collodio, di grande formato, provenienti da un corpus molto più ampio, composto da circa 3.300 immagini, che l’archeologo inglese fece eseguire a Roma e nelle sue vicinanze, ma anche nei luoghi dell’antica Etruria, della Toscana, spingendosi fino all’Adriatico ed all’area napoletana, allo scopo di illustrare un suo importante progetto editoriale: The Archeology of Rome, che sarà pubblicato in tredici volumi, tra il 1874-1883. L’idea, rivoluzionaria per quell’epoca, fu quella di decidere di abbinare ai testi del suo vasto studio non le tradizionali incisioni, ma delle immagini realizzate con il nuovo mezzo della fotografia che verranno riprodotte con la tecnica della fotoincisione.

Queste riprese fotografiche furono eseguite sotto la sua direzione da diversi fotografi tra i quali figurano professionisti romani come Carlo Baldassare Simelli, che probabilmente fu uno dei suoi primi collaboratori, seguito poi da altri come Francesco Sidoli, Adriano De Bonis, Filippo Spina ma anche un canadese, Charles Smeaton, attivo a Londra e fatto venire appositamente a Roma alla fine degli anni sessanta dell’Ottocento per fotografare le catacombe con la tecnica particolarissima della luce del lampo al magnesio. Ma presto, del canadese non si avranno più tracce e Parker affiderà le fotografie degli interni, come gli absidi, i mosaici, o gli affreschi, ad altri operatori italiani come Filippo Lais e Giovan Battista Colamedici.

 

Charles Smeaton, The inside of the Colosseum, 1874. Collodion glass plate negative, Parker Collection, n. 1195 © Photographic Archive, AAR.

 

Le immagini collezionate da Parker costituiscono oggi un patrimonio di grandissimo valore storico-artistico oltre che tecnico, in quanto documentano nella Roma Ottocentesca in particolare, non solo le principali opere architettoniche e scultoree risalenti all’epoca roman

a e medievale ma anche gli importanti scavi archeologici di cui lo studioso inglese fu testimone durante i suoi numerosi soggiorni romani.

Attualmente, la magnifica raccolta Parker è dispersa in diversi musei e biblioteche nel mondo. Tuttavia, la maggiore concentrazione di fotografie si rileva proprio a Roma, distribuita in varie istituzioni italiane (Archivio Comunale di Palazzo Braschi ed Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione) e straniere come l’Istituto Archeologico Germanico e la British School le quali hanno ereditato queste immagini dalla serie di fotografie che lo stesso Parker diede alla British and American Archaeological Society of Rome.

 

Nel 1877, Parker oramai anziano, interromperà la consuetudine dei suoi soggiorni romani, ritornando ad Oxford per occuparsi della direzione dell’Ashmolean Museum of History and Archeology fino alla sua morta avvenuta nel 1884.

 

Detail of a collodion glass plate negative from the Parker collection. Retouching of the sky with red painting. © Photographic Archive, AAR.

 

Lascia una risposta

diciassette − 3 =